Mio figlio Alberto, di 10 anni, mi ha chiesto che cos'è la meditazione.
Per spiegarglielo l'ho portato in cucina, ho preso due bicchieri e una caraffa d'acqua.
«Vedi Alberto, questi bicchieri rappresentano i nostri cervelli. Tu sei ancora piccolo: stai imparando tantissime cose, ma la tua mente è ancora abbastanza libera» — e intanto ho versato solo un po' d'acqua nel suo bicchiere.
«Io, invece, negli anni ho accumulato molte più informazioni e pensieri» — e ho riempito il mio fin quasi al bordo.
«Ma non è solo una questione di quanti pensieri abbiamo. La vita è frenetica e la nostra mente deve far fronte al caos di ogni giorno. Guarda cosa succede se li agitiamo: il tuo bicchiere, avendo poca acqua, non versa nemmeno una goccia. Il mio, invece, fa schizzare acqua ovunque. Ecco: la meditazione serve a calmare l'acqua. Quando mediti, la mente si rilassa e l'acqua rimane al sicuro nel bicchiere».
Da qualche anno ho iniziato a praticare la meditazione da autodidatta, circa 10 o 15 minuti al giorno. Cerco un angolo tranquillo, mi siedo a gambe incrociate in stile yogi (che fa sempre la figo, ma è anche comodo), chiudo gli occhi e mi concentro sul respiro. Lascio che i miei pensieri si perdano nel respiro e lascio scorrere tutto il resto...
Non sono un esperto di meditazione e nemmeno un guru... ma sento che mi fa stare bene.

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